Il calore del vulcano
La sua prima formazione come pittrice non sembra mai abbandonata, anzi ne risente fortemente tutta la produzione incisoria successiva, dove la resa é estremamente pittorica anche grazie all’intervento diretto del suo gesto sulla matrice o all’uso della tela come supporto…Come é avvenuto il passaggio, e poi la contaminazione, dalla pittura all´incisione?
Dopo anni dedicati alla pittura, ho avvertito l’esigenza di sperimentare nuove tecniche e così la decisione di iscrivermi alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia. Oltre ad aver appreso le tecniche più tradizionali, dove l’esito é dettato da regole ben precise, ho approfondito quelle sperimentali, come la tecnica collagraph, a me più congeniale perché recupero in essa il gesto pittorico, tradotto poi graficamente nel passaggio di stampa, che lascia come traccia l´essenza della materia. Ció conferma la presenza costante della pittura nel mio percorso.
Nella sua opera si unisce ad una componente artigianale – fatta di carta, colla, colore, stoffa, ago e filo – una componente chimica, alchemica, quasi magica insita nella tecnica incisoria, legate insieme con grande raffinatezza. Come unisce questi modi d’operare che hanno anche tempi d’esecuzione così profondamente diversi?
E´ qualcosa di innato in me, che porto dentro da sempre, fin da bambina ho dimostrato l´abilitá del “fare”, di costruire le cose manualmente. Mi interessa l´idea di recuperare il senso delle tradizioni artigianali che ormai si vanno perdendo. Ne deriva la consapevolezza che tutto il mio vissuto, custodito dentro, trova giusta dimensione nel mio lavoro. Come ad esempio l´utilizzo dell´ago e filo, un filo che diviene segno grafico, dove il ritmo ripetitivo dei punti evoca una sorta di ritualitá di preghiera e il gesto di per sé diviene parte integrante dell´opera.
Ci svela alcuni segreti della sua tecnica così particolare…penso alla stampa sulla tela grezza oppure all’uso di matrici inusuali come la sezione di tronchi d’albero…
Non c´é alcun segreto, le mie matrici sono il frutto e l´essenza della mia pittura. Con l´utilizzo di svariati materiali come colle, carborundum, stucchi e sabbie, ottengo risultati anche a me sconosciuti e che si rivelano solo dopo il passaggio al torchio. Queste attese e l´incognita dell´esito finale regalano sempre un´emozione. Sono ricorsa alla stampa delle sezioni d´albero per il progetto dell´installazione “Velo inverso”, che si ricollega al velo prodigioso di Sant’Agata, da me rappresentato anche in un libro d´artista. In quest´opera ho voluto dar voce alla natura; io faccio da tramite eseguendo una semplice stampa calcografica a “baren”, dove é la natura che si esprime ed é lei che racconta, registrando nei cerchi dell´albero, divenuti matrice, i segni indelebili dell´incuria e insensibilitá da parte dell´uomo nei suoi confronti.
Superfici tagliate in cui si aprono piccole finestre che scoprono altro al di sotto, di rado il vuoto assoluto o il bianco, colori caldi che ribollono, colano, esondano in una sorta di magma primordiale, di materia generatrice, con forme embrionali che conciliano il mistero della nascita e del cosmo. Il vulcano rappresentato, alluso, che diviene colore, elemento liquido, quasi lava incandescente che si riversa nello spazio delle sue opere più recenti: ci racconta come nasce la ricerca su questo fenomeno? Nero apparente, il titolo scelto per questa esposizione, nasce proprio da quest’incontro…

E´ in seguito all´emozionante esperienza vissuta in cammino sulle pendici dell´Etna. E´ lì che con grande stupore ho visto rivelarsi il mio lavoro, il “mio” nero era lì, ed io mi sentivo fisicamente proiettata dentro il nero delle mie incisioni. Tutto ció che mi circondava, la ruvidezza dei lapilli, i profili netti della montagna, il nero pieno e il calore del magma sottostante, manifestava il mio lavoro. Il nero che rappresento non allude alla negazione o alla chiusura, bensì a tutto ció che non si é ancora manifestato, a noi sconosciuto, in attesa di essere svelato, illuminato. Un nero “apparente” , come il nero caldo e silenzioso che avvolge la montagna magica dal cuore di fuoco. Da qui nasce la metafora dell´uomo come vulcano, tutta l´energia che custodiamo dentro é paragonata alla sua forza positiva generatrice di cambiamenti.
Nelle sue ultime opere, che definirei più “concettuali”, s’inserisce anche la parola scritta che dal titolo migra a diventare parte integrante dell’oggetto artistico, in un rimando di spiegazioni, allusioni e giochi di parole. Nasce da qui l’idea di dedicarsi al libro d’artista?
Tutto nasce da un ulteriore impulso, dall’urgenza di comunicare un messaggio attraverso la ricerca di nuovi materiali. Mi avvicino così al libro d’artista, grazie anche all’incontro e confronto con diversi artisti che si esprimono principalmente attraverso il libro. La continua sperimentazione e la contaminazione delle tecniche mi suggerisce infinite possibilitá. Nelle ultime opere, utilizzo come supporto per la stampa, il tessuto di vecchie lenzuola, dove la trama e l’ordito rimandano alla memoria un sottile legame tra presente e passato. Trovo ispirazione da ció che mi circonda, spesso ho la sensazione che sia il materiale stesso a cercarmi. La parola scritta, non sempre necessaria, é in relazione al concetto che voglio esprimere, spesso dato dalla sintesi di un racconto personale che trova spazio anche nel collettivo.
Le sue installazioni, opere di grande suggestione, sintesi di complessi percorsi umani ed artistici, restano sempre opere minuziosamente pensate e create con perizia. Come é avvenuto l’abbandono dello spazio bidimensionale della tela e del foglio?
Le installazioni che presento in questa mostra, sono l’approfondimento di temi sviluppati nell’ultimo anno. Non parlerei di abbandono dello spazio bidimensionale, ma di nuove possibilitá, che nascono dal tentativo di comunicare il messaggio amplificandolo nello spazio. Nell’opera “Velum flammeum” o velo di S. Agata, rappresento l’impotenza e la fragilitá dell’uomo nei confronti dell’imprevedibile forza della natura, paragonata alla fragilit´ di un velo, che solo attraverso la forza della fede puó salvare l’uomo dalla sua sete di onnipotenza. Nell’installazione “velo inverso”, voglio dar voce alla natura con un grande velario, dove la sua trasparenza non nasconde i danni perpetrati dall’uomo, ma li manifesta nella speranza di un risveglio delle coscienze.
di Federica Millozzi