L’anima nel dettaglio
Per avvicinarsi al mondo di Silvia Braida: tele più o meno sdrucite, vecchie carte, foto, fili colorati, fiori secchi, semi, parole (sì, parole usate non solo come segno grafico), corteccia d’albero ed altro ancora, bisogna muoversi con cautela.
Non perché si tratti di materiali deperibili ma per l’evidenza che ci si trovi tra materia ‘viva’ che esige delicatezza e ascolto. Nulla è infatti casuale, nulla è superfluo o esornativo, ogni elemento dialoga con gli altri in un insieme sommesso e comunicativo.
Qualcuno ha parlato di ‘racconti’ per i lavori di Silvia, e non a caso lei, che ha cominciato il suo percorso con la pittura tradizionale, ha finito per scegliere la formula del ‘libro d’artista’ come sua congeniale, forse proprio perché le consente di agire su diversi piani in La sua sensibilità la porta all’osservazione dei fenomeni e mutamenti che avvengono giorno dopo giorno, siano naturali o antropici, alla riflessione sul rapporto tra le trame stagionali in apparenza immutabili nei ritmi e nei modi, e l’anomalia apparente delle migrazioni. Se è vero che gli esseri umani sono stati nomadi all’origine, se gli spostamenti anche di interi popoli rappresentano una costante nella storia, è altrettanto vero che l’idea di nazione ha finito per ipotizzare un territorio per ciascun popolo, così che oggi sgomenta il movimento disorganizzato e colpevolmente imprevisto di persone da un continente all’altro.
Nel libro tessile Paesaggi – passaggi è la teoria di alberi che scorre dietro un finestrino di treno in corsa a restituire un’immagine drammatica di migranti in cerca di una nuova terra in cui vivere, alberi e persone come ombre scure che la mano dell’artista enfatizza perché si imprimano nelle coscienze.contemporanea, di abbracciare più prospettive in un discorso fluido e non concluso, come non si concludono mai i racconti di un’esistenza.
Quel segno personale che ‘fissa’ le incerte figure sigla ciò che si è soliti definire ‘stile’ dell’artista.
L’occhio percepisce nell’immediato l’insieme della composizione, in un secondo momento si sofferma sul particolare, quel tratto distintivo che è insieme spia del sentire e segnale di riconoscimento. Un critico che ha rivoluzionato il modo di leggere l’opera d’arte ha lasciato in eredità ai contemporanei la celebre intuizione: “Dio sta nel dettaglio”, indicando che la via per cogliere l’‘anima’ di un lavoro artistico non è ciò che si impone allo sguardo ma ciò che si cela nei particolari. Orientando l’attenzione su quelli che ci riservano i libri tessili di Silvia scopriamo più d’una rivelazione del suo stile che attraverso il ‘dettaglio’ manifesta un’interiorità lucidamente emotiva.
Va sottolineato che non si tratta di ‘feticci’, oggetti sostitutivi di un’assenza, ma di ‘cose’ (cosa/causa, in intimo rapporto) che abbracciano mondi con pienezza simbolica, in modo che la valenza affettiva dell’originale cui rimandano non viene compromessa né fraintesa.
Allora, lasciandoci guidare dai dettagli, osserviamo le piste, percorse a mano con il filo, che tracciano percorsi possibili, le fragili ampolle contenenti essenze terapeutiche per la lontananza, i fiori/corolla che un occhio sapiente, specie se femminile, interpreta senza difficoltà. Osserviamo i tessuti mai casuali usati per i libri, morbidi al tatto ma densi di passato nella stazzonatura e nell’estinzione del colore e potremo cogliere l’originalità del lavoro di Silvia che ha trovato la sua propria via di “con-fusione” fra pensiero e sentimento, presente e passato, storia personale e sociale, vita e arte.